PALERMO: 23 MAGGIO 2009
Con alcuni studenti e la collega Ivana Lazzerini abbiamo partecipato, con un’emozione crescente, alla Nave della Legalità 2009. La nave è salpata da Napoli la sera di venerdì 22 maggio alla volta di Palermo, dove è arrivata all’alba luminosissima di sabato mattina. Ad attenderci gli studenti palermitani e Maria Falcone, la presidente della Fondazione, che con la loro accoglienza ci hanno fatto subito sentire che il calore non era dovuto solo alla stagione. Un giornalista ha parlato di sbarco dei Mille: è vero, è stato uno sbarco in una terra e in un mondo sconosciuto ai miei studenti e in fondo anche a me. Doveva essere un viaggio per non dimenticare, 17 anni dopo, la strage di Capaci; e invece è stato un viaggio per conoscere, per chi, come Silvia Chiabolotti, Diego Barbanera, Alessia Brugoni, Sonia Quaglia, quel sabato di maggio aveva solo 2 anni.
Sulla Nave, assieme ad altri 1.400 studenti provenienti da tutta Italia, gli studenti perugini, gli unici umbri presenti all’iniziativa, sono stati invitati in quanto partecipanti al concorso "Giovani imprese di legalità", bandito per diffondere uno stile di vita all'insegna della legalità.
Per noi la nave, messa generosamente a disposizione dalla Snav, è stata il luogo di incontro con lo Stato. Lo Stato ha viaggiato con noi: il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso (sempre sorridente e tranquillo, disponibile e onnipresente), l’avvocato Fernanda Contri (membro del Csm all’epoca dei fatti e amica di Falcone e Borsellino), il ministro Mariastella Gelmini, l’imprenditore che si è ribellato al pizzo Vincenzo Conticello hanno parlato con tutti, hanno risposto fino a tarda serata alle domande dei ragazzi mescolando la storia della lotta alla mafia con i loro ricordi personali, con testimonianze di dolore e sacrificio di cui sono stati protagonisti e che più di ogni lezione accademica hanno fatto capire a tutti cosa rappresentano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Quella sera sulla nave abbiamo visto un filmato tratto da una trasmissione di Carlo Lucarelli, che con il suo stile lucido e tagliente ci ha portato sull’orlo di quella voragine dell’autostrada Palermo-Capaci
Sabato 23 è stata una giornata molto impegnativa ma densa di significato: la prof.ssa Lazzerini e gli alunni Diego Barbanera e Sonia Quaglia hanno preso parte alle manifestazioni che si tenevano allo Stadio del Baseball del quartiere Zen, un quartiere fortemente interessato da fenomeni di violenza, abbandono scolastico, infiltrazioni criminali dove maestre e insegnanti coraggiosi operano in contesti difficilissimi e con il lavoro quotidiano (“semplice spirito di servizio” avrebbe detto Falcone) mettono in atto tutti i giorni la loro lotta per la legalità. Con gli altri due allievi invece ho partecipato all’incontro presso la storica aula del carcere dell’Ucciardone dove si tenne il Maxi processo alla mafia. Quelle gabbie, quella corte sono state il palcoscenico su cui lo Stato ha dato prova, finalmente, di volere lottare seriamente contro la mafia (475 imputati, 19 ergastoli, 2.665 anni di condanne). Erano presenti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la moglie, i ministri Gelmini, Alfano e Maroni, la presidente degli industriali Emma Marcegaglia, il procuratore capo Pietro Grasso oltre a Maria Falcone, Don Ciotti, il coraggioso presidente di Confindustria Sicilia Lobello.
Nel pomeriggio il corteo è stata una grande festa per le strade di Palermo, al grido di “Palermo è nostra e non di Cosa Nostra” e con la colonna sonora dei “Cento passi” dei Modena City Ramblers. Il corteo di centinaia di giovani ha percorso le vie della città fino al simbolo vivente di una storia che continua: l’albero Falcone. Si tratta di un albero di ficus, ormai molto grande, cresciuto davanti casa del giudice, diventata oggetto di culto della memoria. All’albero sono attaccati tanti messaggi di ricordo, speranza, affetto. Alle 17.58 Piero Grasso ha scandito con voce ferma e determinata i nomi degli uomini della scorta, della moglie Francesca, il nome di Giovanni Falcone e le note del silenzio hanno risuonato severe e profonde tra quei palazzi con tante finestre chiuse.
Abbiamo udito parole dense di significato, lontane dalla retorica che solitamente abbonda in circostanze come questa, abbiamo udito di una mafia che continua ad insidiare il lavoro delle imprese sane, la vita delle famiglie, della società tutta pur cambiando continuamente campo di battaglia, nome, regione, facce, riti.
Vorrei terminare con le parole scritte sulle magliette che indossavamo sabato, colorate e piene di alberi sorridenti:
“E’ tempo di andare avanti,
non più confidando sull’impegno straordinario di pochi,
ma con l’impegno ordinario di tutti”
Giovanni Falcone
Perugia, 25 maggio 2009
Prof.ssa Elisabetta Ercolani |